Abstract
La mappa etnopolitica centro-europea svela la cogenza del criterio linguistico e religioso nella definizione delle comunità nazionali. L’autoritarismo xenofobico come espressione di sovranità. Il revival delle barriere di confine. Israele, maestro e discepolo.
1. Per oltre un secolo gli Stati nazionali europei sono stati creati in base a criteri etnonazionali, il che ha prodotto e accentuato forme di omogeneità etnolinguistica. In prima battuta, questa omogeneità pianificata ha configurato la base ampiamente accettata per la fondazione di uno Stato nazionale. In un secondo momento, lo Stato nazionale così sorto si è sforzato di concretizzare questa idea di «purezza» con interventi demografici e linguistici, nonché alterando le frontiere esistenti. Originariamente tale agognata purezza era definita e misurata soprattutto in termini religiosi e in relazione a caratteristiche specifiche desunte dai «libri sacri» delle fedi di riferimento. Al principio del XX secolo, il criterio spartiacque divenne invece la lingua associata alla religione caratterizzante lo Stato nazionale d’appartenenza. Per questo i nazionalismi etnolinguistici degli odierni Stati centro-europei restano sovente ancorati a un sostrato religioso, ovvero alle sue filiazioni storico-culturali. I processi di costruzione della statualità nazionale etnolinguistica presero avvio nei Balcani all’inizio dell’Ottocento, subirono delle accelerazioni al termine delle due guerre mondiali e alla caduta del comunismo e continuano tuttora malgrado l’avvento nel 1993 dell’Unione Europea, costrutto che non si basa su criteri nazionali ed etnolinguistici.
Negli anni Novanta e Duemila l’auspicio era che una Ue multietnica, inclusiva, liberale e fondata sulla cittadinanza annullasse il valore sociale del nazionalismo etnolinguistico negli Stati dell’Europa centrale entrati con gli allargamenti del 1995, 2004, 2007 e 2013. Tuttavia, dalla metà degli anni Dieci di questo secolo molti Stati liberali, democratici e a compiuta economia di mercato della regione, a cominciare da Polonia e Ungheria, hanno cominciato ad abbracciare versioni autoritarie (illiberali) del nazionalismo etnolinguistico.
1. Per oltre un secolo gli Stati nazionali europei sono stati creati in base a criteri etnonazionali, il che ha prodotto e accentuato forme di omogeneità etnolinguistica. In prima battuta, questa omogeneità pianificata ha configurato la base ampiamente accettata per la fondazione di uno Stato nazionale. In un secondo momento, lo Stato nazionale così sorto si è sforzato di concretizzare questa idea di «purezza» con interventi demografici e linguistici, nonché alterando le frontiere esistenti. Originariamente tale agognata purezza era definita e misurata soprattutto in termini religiosi e in relazione a caratteristiche specifiche desunte dai «libri sacri» delle fedi di riferimento. Al principio del XX secolo, il criterio spartiacque divenne invece la lingua associata alla religione caratterizzante lo Stato nazionale d’appartenenza. Per questo i nazionalismi etnolinguistici degli odierni Stati centro-europei restano sovente ancorati a un sostrato religioso, ovvero alle sue filiazioni storico-culturali. I processi di costruzione della statualità nazionale etnolinguistica presero avvio nei Balcani all’inizio dell’Ottocento, subirono delle accelerazioni al termine delle due guerre mondiali e alla caduta del comunismo e continuano tuttora malgrado l’avvento nel 1993 dell’Unione Europea, costrutto che non si basa su criteri nazionali ed etnolinguistici.
Negli anni Novanta e Duemila l’auspicio era che una Ue multietnica, inclusiva, liberale e fondata sulla cittadinanza annullasse il valore sociale del nazionalismo etnolinguistico negli Stati dell’Europa centrale entrati con gli allargamenti del 1995, 2004, 2007 e 2013. Tuttavia, dalla metà degli anni Dieci di questo secolo molti Stati liberali, democratici e a compiuta economia di mercato della regione, a cominciare da Polonia e Ungheria, hanno cominciato ad abbracciare versioni autoritarie (illiberali) del nazionalismo etnolinguistico.
| Translated title of the contribution | Central Europe wants the ethnic state |
|---|---|
| Original language | Italian |
| Pages | 225-230 |
| Number of pages | 6 |
| No. | 2 |
| Specialist publication | Limes. Rivista Italiana di Geopolitica |
| Publication status | Published - 11 Mar 2023 |
Keywords
- Ethnolinguistic nationalism
- Central Europe
- Authorianism
Fingerprint
Dive into the research topics of 'Central Europe wants the ethnic state'. Together they form a unique fingerprint.-
Confini e regioni multietniche nell'Europa centrale contemporanea
Kamusella, T., 11 Mar 2023, Limes. Rivista Italiana di Geopolitica, 2, p. 208-209 2 p.Translated title of the contribution :Borders and multiethnic regions in contemporary Central Europe Research output: Contribution to specialist publication › Article
-
Words in space and time: a historical atlas of language politics in modern Central Europe
Kamusella, T. D., 30 Nov 2021, Budapest: Central European University Press. 289 p.Research output: Book/Report › Book
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